Compromesso: fare passi indietro, abbassare l'asta, ridurre il ritmo, sospendere il giudizio (brividi di omerta')...tutto questo mi e' ultimamente richiesto, quale operazione di convivenza, di "aiuto e disponibilita' " verso il modus operandi di alcuni.
Come spesso accade nel lavoro, "compromesso" sembra tanto vicino a "compromettere." Questa sospensione di giudizio, questo dovere stare zitto, dover a mala pena suggerire indirettamente, senza potere essere chiaro e diretto. E' tutto pura inefficienza: spreco di tempo, spreco di risorse, e soprattutto grande spreco di energie, dirette a contenersi, a sopportare e accettare la condizione, anziche' migliorarla. Alla fine, e' anche calo di motivazione: a lavorare con i piedi, non si e' certo orgogliosi e soddisfatti, qualsiasi siano le scuse e le costrizioni.
Il meno peggio come approccio non mi piace molto. Noto pero' come sia l'approccio di molti. Quello che mi fa ridere per non dire altro, e' che viene travestito come "flessibilita' ", come "adattabilita' ". Ovvio: l'abbassamento di ogni standard fa sembrare qualsiasi output piu' accettabile! Quando poi questi approcci vengono da alcuni italiani africanizzati, che vestono il peggio, senza dare il meglio.... mi sembra tutto ancora piu' vigliacco, falso, ipocrita..ridicolo.
Si tratta alla fine di quei pochi, di quei molti, che si sentono grandi nel chaos, dove gli standard sono bassissimi e l'inettitudine si mischia alle difficolta' ambientali. I propri ritardi diventano colpa del traffico, delle linee internet scadenti, ecc. ecc.
La ricerca della scusa inventata ad hoc e' per alcuni un'arte ormai consolidata, come la lamentela verso gli autoctoni. Per me non e' altro che prendere in giro se stessi e gli altri [Max docet]. Ho idee troppo chiare a proposito per concedere eccezioni e emendamenti, per accettare serenamente. Da tempo non riesco a fare spalluccia su questi atteggiamenti: mi sento sempre testimone e partecipe del processo. Non sopporto gli Ignavi e i Ponzio Pilato.
Quello che mi consola e' che molti africani conosciuti sono puntualissimi, educati, formali, seri, professionali. Deridono di nascosto i tanti sesantottini braghe bucate, collanina, mutande al vento, dal lunguaggio volgare, dal carattere carnevalesco. Alla fine chi e' impresentabile e' e rimane impresentabile, anche se si nasconde nella piu' piccola provincia africana.
Questo stare all'estero in effetti puo' rappresentare non solo una esperienza, ma anche un'opportunita' di fuga, una ricerca di un nascondiglio (refugium peccatorum)
: la voglia di mescolarsi tra molti sconosciuti, per annulare la coscienza sociale, trovare una liberta' individuale senza condizionamenti...potendo galleggiare, finalmente fare caxxate e dare fuori di matto in luoghi dove il frastuono generale puo' nascondere i loro eccessi e i loro strazi.
Tutto da buttare alle ortiche? Certo che no. Prima di tutto, non sono tutti cosi'... e quindi si impara ulteriormente a selezionare. Ci sono poi le condizioni perfette per chiarire tanti miei pensieri, per mettere in discussioni tante mie convinzioni. Bisogna pur incontrare i vari Polifemo e Maghe Circe lungo i nostri cammini verso Itaca. Mi affascina ancora oggi l'idea di un Ulisse che, tanto curioso di sentire il canto delle sirene quanto consapevole del pericolo, affronta la sfida facendosi legare all'albero maestro dai propri marinai.
Cerchero' di mantenere un saldo baricentro, fare del mio meglio, per poi ascoltare ancora le bischerate che raccontano alcuni turisti dello sviluppo, cercando di rimanere a distanza di sicurezza, con la lingua salda e le mani ferme. Ben venga insomma la curiosita' di sentire il canto (?) delle sirene (?).
Antidoto a tutto questo sono gli esercizi imparati quest'anno da Max (respirazione e meditazione) e i reality check settimanali con famiglia e amici, sempre presenti e in contatto. Per il resto, BUSINESS AS USUAL: WHAT DOES NOT KILL YOU, MAKE YOU STRONGER! Per i vari "collanina", varranno sempre i motti del babbo:
1. Calma e gesso
2. Vadano tutti a scopare il mare!